Pianoforte: storia, invenzione e funzionamento dello strumento
Dall’invenzione di Bartolomeo Cristofori a Firenze al pianoforte da concerto moderno: storia, parti principali, pedali e differenze tra pianoforte a coda e verticale.

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Il pianoforte è uno degli strumenti musicali più diffusi e amati al mondo, ma la sua storia è relativamente recente: nasce in Italia, a Firenze, all’inizio del Settecento, dall’ingegno di un costruttore padovano. In questa guida ripercorriamo l’invenzione del pianoforte, le tappe che lo hanno trasformato nello strumento moderno, le sue parti principali e il modo in cui produce il suono.
Chi ha inventato il pianoforte
L’inventore del pianoforte è Bartolomeo Cristofori (1655–1731), nato a Padova. Nel 1688 fu chiamato alla corte fiorentina del Gran Principe Ferdinando de’ Medici per occuparsi dei clavicembali e, col tempo, dell’intera collezione di strumenti della famiglia. Fu proprio a Firenze che Cristofori mise a punto un clavicembalo in cui le corde non venivano pizzicate, ma percosse da martelletti.
Il primo documento che descrive il nuovo strumento è un inventario mediceo del 1700, che parla di un’invenzione recente di Cristofori dotata di martelletti e smorzatori, con un’estensione di quattro ottave. La novità era enorme: per la prima volta un musicista poteva suonare piano o forte semplicemente variando la pressione delle dita sui tasti, cosa impossibile sul clavicembalo.
Perché si chiama pianoforte
Il nome dello strumento deriva da una descrizione pubblicata nel 1711 dal letterato veronese Scipione Maffei sul Giornale de’ letterati d’Italia, stampato a Venezia. Maffei lo chiamò «gravicembalo col piano e forte», cioè un clavicembalo capace di suonare sia piano sia forte. Da questa espressione sono nati i nomi «pianoforte» e, in forma abbreviata, «piano», oggi usati in quasi tutte le lingue.
I pianoforti di Cristofori arrivati fino a noi
Oggi sopravvivono tre pianoforti costruiti da Cristofori: quello del 1720, conservato al Metropolitan Museum of Art di New York e considerato il più antico pianoforte esistente; quello del 1722, al Museo nazionale degli strumenti musicali di Roma; quello del 1726, al Museo degli strumenti musicali dell’Università di Lipsia. Lo strumento di New York ha 54 tasti, molti meno degli 88 di un pianoforte moderno. Gli esemplari di Roma e di Lipsia hanno già una tastiera che può spostarsi per far colpire a ogni martelletto una sola corda, il cosiddetto effetto «una corda», che rende il suono più tenue.
La storia del pianoforte dopo Cristofori
La descrizione di Maffei, corredata dal disegno della meccanica, fu tradotta in tedesco e pubblicata nel 1725 nella rivista «Critica musica» di Johann Mattheson. È probabile che proprio lì l’abbia letta Gottfried Silbermann, che negli anni Trenta del Settecento iniziò a costruire pianoforti basati sul modello di Cristofori. Johann Sebastian Bach criticò inizialmente uno dei primi strumenti di Silbermann per il tocco pesante e gli acuti deboli, ma in seguito ne apprezzò le versioni migliorate e arrivò perfino a venderli. Anche Federico il Grande di Prussia acquistò diversi pianoforti di Silbermann.
Il pianoforte conquistò presto anche le corti europee. La regina Maria Barbara di Braganza, allieva di Domenico Scarlatti, acquistò cinque strumenti costruiti da Cristofori o dal suo allievo Giovanni Ferrini. Nel 1732 Lodovico Giustini pubblicò a Firenze dodici sonate considerate in genere la prima musica scritta espressamente per pianoforte.
Londra e la meccanica inglese
Dalla metà degli anni Sessanta del Settecento Johann Christoph Zumpe costruì a Londra pianoforti a tavolo dalla meccanica molto semplice, che ebbero grande successo commerciale. Intorno al 1770 John Broadwood, Robert Stodart e Americus Backers adattarono quella meccanica ai pianoforti a coda, aggiungendo lo scappamento: nacque così la meccanica inglese. Nel 1817 la ditta Broadwood regalò un pianoforte a Ludwig van Beethoven. Nello stesso periodo si diffusero i primi pianoforti verticali di piccole dimensioni, costruiti da John Isaac Hawkins nel 1800 e da Robert Wornum nel 1811.
Come è diventato il pianoforte moderno
Nell’Ottocento il pianoforte cambiò profondamente. Nel 1808 Sébastien Érard brevettò la prima meccanica a «ripetizione», detta anche a doppio scappamento, e nel 1821 ne brevettò una versione migliorata, che è ancora oggi la base della meccanica moderna. Nel 1825 Alpheus Babcock applicò a Boston un telaio in ghisa in un solo pezzo ai pianoforti a tavolo, e nel 1843 Jonas Chickering brevettò un telaio analogo per i pianoforti a coda. Nel 1826 Jean-Henri Pape brevettò i martelletti rivestiti di feltro, che dopo la metà del secolo diventarono universali.
Negli anni Trenta dell’Ottocento comparvero le corde incrociate, con le corde dei bassi che passano sopra quelle degli acuti. Nel 1855 Steinway & Sons costruì un pianoforte a coda con telaio completo in ghisa e corde incrociate, una soluzione che definì lo strumento da concerto moderno. Nel 1862 il parigino Claude Montal inventò il pedale centrale, che prolunga soltanto le note già tenute abbassate.
| Anno | Tappa nella storia del pianoforte |
|---|---|
| 1700 | Un inventario mediceo descrive lo strumento di Bartolomeo Cristofori |
| 1711 | Scipione Maffei lo chiama «gravicembalo col piano e forte» |
| 1720 | Data del più antico pianoforte esistente, oggi a New York |
| 1732 | Lodovico Giustini pubblica le prime sonate scritte per pianoforte |
| 1770 circa | Nasce a Londra la meccanica inglese per pianoforti a coda |
| 1821 | Érard brevetta il doppio scappamento migliorato |
| 1826 | Pape brevetta i martelletti rivestiti di feltro |
| 1855 | Pianoforte a coda con telaio in ghisa e corde incrociate |
| 1862 | Claude Montal inventa il pedale centrale |
Come funziona il pianoforte: le parti principali
Il pianoforte è uno strumento a tastiera con corde metalliche percosse da martelletti rivestiti di feltro. Il pianoforte moderno ha 88 tasti, con un’estensione di sette ottave e qualche nota in più. Quando si abbassa un tasto, una serie di leve spinge il martelletto contro la corda; grazie allo scappamento il martelletto si stacca subito dalla corda e ricade, lasciandola vibrare. La vibrazione passa attraverso il ponticello alla tavola armonica, una grande superficie di legno che amplifica il suono e ne determina il timbro.
L’insieme di tasti, martelletti e leve si chiama meccanica, e contiene la maggior parte dei circa 12.000 pezzi di un pianoforte moderno. Gli smorzatori, appoggiati sulle corde, fermano il suono quando si solleva il dito dal tasto.
I pedali del pianoforte
Nei pianoforti con tre pedali, quello di destra è il pedale di risonanza, che solleva tutti gli smorzatori e lascia vibrare liberamente le corde; quello centrale è il pedale tonale inventato da Montal, che prolunga solo le note già abbassate; quello di sinistra è il pedale «una corda», che rende il suono più delicato.
Pianoforte a coda e pianoforte verticale
Oggi si costruiscono regolarmente due tipi di pianoforte: a coda e verticale. Nel pianoforte a coda le corde sono orizzontali e la lunghezza dello strumento va da circa 150 centimetri per i modelli più piccoli fino a circa 270 centimetri per i grandi pianoforti da concerto. Nel pianoforte verticale le corde sono disposte in verticale, così lo strumento occupa meno spazio; esistono anche modelli più bassi, alti circa un metro o anche meno. Se ti interessa scoprire chi ha scritto i capolavori per questo strumento, leggi anche la nostra guida ai compositori di musica classica famosi.
Domande frequenti
Chi ha inventato il pianoforte?
Il pianoforte è stato inventato dal padovano Bartolomeo Cristofori, al servizio di Ferdinando de’ Medici a Firenze. Lo strumento è documentato in un inventario del 1700.
Perché si chiama pianoforte?
Il nome deriva dall’espressione «gravicembalo col piano e forte», usata da Scipione Maffei nel 1711: lo strumento poteva suonare sia piano sia forte a seconda della forza con cui si premevano i tasti.
Quanti tasti ha un pianoforte?
Il pianoforte moderno ha 88 tasti, pari a poco più di sette ottave. Il più antico pianoforte di Cristofori arrivato fino a noi, del 1720, ne ha 54.
A cosa servono i pedali del pianoforte?
Il pedale destro lascia vibrare tutte le corde, quello centrale prolunga solo le note già abbassate e quello sinistro rende il suono più tenue.
Qual è il pianoforte più antico del mondo?
È il pianoforte costruito da Cristofori nel 1720, conservato al Metropolitan Museum of Art di New York.



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